Torrione angioino

Fu innalzato, secondo alcuni autori, alla fine del XIV secolo, da cui prenderebbe il nome di ''torrione angioino'', a difesa di Porta Baresana.

 

Torrione angioino

Il torrione angioino fu innalzato, secondo alcuni autori, alla fine del XIV secolo, da cui prenderebbe il nome di ”torrione angioino”, a difesa di Porta Baresana. Mentre, da altri autori, l’epoca della costruzione del torrione viene riportata alla prima metà del Quattrocento e precisamente sarebbe dovuta alla committenza di Giovanni I Ventimiglia e Marino Correale, o Curiale al quale, poi, sono riferibili gli stemmi araldici scolpiti sui due capitelli delle colonnine del camino posto al piano nobile.

Sulla base di situazioni stilistico architettoniche e grazie alla scoperta della presenza dei due stemmi araldici riferibili a Marino Curiale, presenti sui capitelli del camino, posto al piano nobile, (secondo piano). Dalla letteratura considerati dei semplici capitelli cubici con decorazioni geometriche. Il torrione sarebbe certamente è la più ampia e più resistente di tutte le altre torri disposte lungo la cinta muraria della città. Nel 1399 in un documento della regina Margherita, consorte del re di Napoli Carlo III, ma si parla di un “castellano”, un funzionario, addetto al controllo di una struttura difensiva, e non si parla di certo di torrione. Solo verso la metà del Quattrocento alcuni documenti riportano la denominazione per la prima volta di un torrione e quindi come torre di difesa (per la difesa di tipo radente) e successivamente utilizzato anche come prigione. Alcuni disegni di Francesco di Giorgio Martini sarebbero verosimilmente riferibili alla struttura architettonica del torrione di Bitonto, specie per quanto concerne il rivestimento a bugne regolari e soprattutto sarebbero molto stringenti le strutture ossidionali, denominate casamatte, a ‘zampa d’elefante’ poste ai piedi della scarpata a zig-zag presenti, appunto, nei disegni del senese. Tali casamatte assumono un impianto a mandorla simile a quelli presenti nei disegni di Francesco di Giorgio Martini. Verosimilmente aggiunti alla scarpata negli anni Novanta del Quattrocento. Interessante è sopratutto quest’ultima struttura ossidionale dalla forma zigzagata e sicuramente coeva alla costruzione del torrione. Quindi della metà del Quattrocento. Lo stesso Leon Battista Alberti consiglierebbe nel suo trattato di architettura, nel De re edificatoria, per i torrioni maestri una scarpata a zig-zag che meglio si opporrebbe al tiro radente. Dal punto di vista architettonico è accostabile al torrione di San Mauro forte in provincia di Matera, dove è presente anche la struttura scarpata a zig-zag, oltre che la proporzione esterna della stessa torre. Ma è sopratutto la scansione interna degli ambienti che lo rendono fortemente accostabile al torrione di Bitonto. Ambedue le strutture sono suddivise in tre ambienti interni voltati: oltre alla cisterna presente, si riscontrano al primo e terzo livello un ambiente voltato a calotta con tanto di occhio, mentre al secondo livello è presente in ambedue un camino, l’unica differenza è la copertura a crociera del torrione di Bitonto. Un’altra sostanziale differenza è l’aggiunta della finde del Quattrocento di casamatte nel torrione di Bitonto, strutture che nel torrione di San Mauro Forte, non si riscontrerebbero. Ambedue i torrioni, però, scaturirebbero il loro disegno dalle torri di Casalnuovo di Napoli, realizzato nello stesso torno d’anni.
La sua pianta circolare ha un diametro di 16,10 m ed è simile alle costruzioni angioine francesi e napoletane. La muratura del basamento raggiunge uno spessore di 4,90 m ed è costituita da grossi blocchi di tufo calcareo allisciati, detti “a bauletto”. La muratura spessa della torre è interrotta dalla porta d’accesso che forma nelle mura un cunicolo, dalle finestre disposte a diverse altezze e, in cima, dalla merlatura.
I tre ambienti interni, disposti su tre piani sono collegati tramite dei corridoi fortificati, simili ad altri sistemi difensivi dell’Italia borbonica.